me he despertado
Mi sono svegliato. E adesso?
Tutti parlano del momento del risveglio come fosse l’apice di qualcosa: la grande rivelazione, l’espansione della coscienza, quel lampo di comprensione che ti fa dire “ecco, adesso ho capito tutto”.

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Mi sono risvegliata. E adesso?

L’illusione del momento perfetto

Tutti parlano del momento del risveglio come se fosse il culmine di qualcosa: la grande rivelazione, l’espansione della coscienza, quel lampo di comprensione che ti fa dire «ecco, ora capisco tutto». E, in un certo senso, è vero: qualcosa si rompe, si apre, si amplia. È un cambiamento interiore che non puoi ignorare, perché ti cambia le fondamenta. Ti mostra la vita senza veli, senza filtri, e per un attimo tutto ha senso.

Il giorno dopo

Ma quello che nessuno ti dice è cosa succede dopo. Il giorno dopo. Quando ti svegli con il collo rigido, una bolletta da pagare, due messaggi senza risposta e quella solita voglia di caffè che ti riporta direttamente alla solita routine. Nessuno ti dice che il risveglio non ti esime dal sentirti fragile, o stanca, o infastidita, o umana, troppo umana. Perché sì, ti sei risvegliata… ma continui a vivere qui.

Il risveglio non è il punto di arrivo

Ed è lì che comprendi una verità che quasi nessuno ti aveva rivelato: il risveglio non è l’obiettivo, non è il lieto fine di un viaggio spirituale. È il punto di partenza. È come se, dopo aver percorso per anni un cammino nell’oscurità, improvvisamente si accendessero tutte le luci. Vedi il cammino con immensa chiarezza, senti dentro di te una calma che non avevi mai provato e ti dici: «Ce l’ho fatta».

Ma poi torna la vita, con le sue esigenze, i suoi scossoni, i suoi imprevisti, e molte volte ti ritrovi a reagire esattamente come prima. Ti chiedi: «Ma non ero illuminata? Perché continuo ad arrabbiarmi? Perché continuo a sentirmi persa?».

Il muscolo del risveglio

Ed è allora che capisci: il risveglio non è un interruttore che rimane acceso per sempre. È più simile a un muscolo che puoi allenare, rafforzare, contattare. Non ti esenta dal provare emozioni sgradevoli, ma ti offre la possibilità, se decidi di usarla, di non lasciarti più sopraffare da esse. Ti mostra un luogo dentro di te che non cambia quando tutto cambia. Ma raggiungerlo, a volte, richiede sforzo, fiducia, pazienza e onestà.

La magia nell’ordinario

La verità è che il risveglio spirituale è straordinariamente ordinario. Non è fatto di estasi continua o visioni mistiche. È fatto di momenti semplici, come quando ti prepari il caffè al mattino e senti il calore della tazza tra le mani, e ti rendi conto di essere lì. Veramente lì. Senza fuggire nel passato o nel futuro. Solo tu, il respiro, la vita che pulsa nel presente. All’inizio può sembrare quasi deludente. Dov’è la magia? E poi capisci davvero: la magia è proprio quella presenza piena nell’ordinario. Lì dove la vita smette di essere una corsa e diventa un’esperienza, momento per momento.

Giorni perfetti e giorni imperfetti

Certo, ci sono giorni in cui tutto scorre senza sforzo: sei connessa, aperta, attraversata da una quiete che non devi nemmeno cercare. E altri giorni in cui ti svegli già tesa, già piena di pensieri, già decentrata. È normale. Non significa che il risveglio sia svanito. Significa che sei ancora umana e che ogni giorno è un’opportunità per tornare, per ricordare, per allenare quella parte viva in te che non è mai veramente cambiata.

La vera prova del risveglio

Il vero risveglio non si vede nei giorni perfetti, ma in quelli imperfetti. Quando sei stanca, dopo uno o più giorni frustranti, quando ti feriscono o ci provano. Quando qualcosa ti tocca nel profondo e senti che tutto il tuo sistema si contrae. È lì che puoi davvero vedere se stai coltivando una consapevolezza viva, incarnata. Non si tratta di non provare rabbia o dolore, ma di imparare a provarli e viverli senza perderti.

Il paradosso quotidiano

E così arrivi a riconoscere un paradosso che ti accompagna ogni giorno: mi sono risvegliato… e continuo a riaddormentarmi. Ho trovato un centro… e lo perdo continuamente. Ho visto chi sono veramente… e ogni giorno la vita mi invita a dimenticarlo per poterlo ricordare di nuovo.

E sai una cosa? Va bene così. Perché il risveglio non è un trofeo da esibire né un traguardo immutabile. È un ritorno. È movimento, ed è la consapevolezza che non importa quante volte cadi, hai un posto dentro di te dove puoi tornare. Sempre.

La verità del risveglio

Questo, per me, è il risveglio. Una chiamata che continua, anche quando decidi di non ascoltarla.

E tu? Hai mai sentito quella chiamata? Ti sei mai chiesto se la vita che stai vivendo è quella che hai scelto… o solo quella che hai imparato a sopportare?

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Cristina Sampieri

Presidente e cofondatrice della Fondazione Resonance. Promuove la visione e lo sviluppo di programmi dedicati all’evoluzione consapevole, integrando il benessere dell’essere umano, della società e del pianeta in un unico ecosistema vitale.

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